30 Marzo 2011

Cronaca di una società che si sgretola...come la mia schiena

Oggi 30 Marzo è un giorno come tanti, con il sole che fa capolino tra le nuvole timido e riservato, che cerca di uscire quasi chiedendo permesso.


Mi sono alzato stamattina senza nessun presentimento strano... e devo dire che mi sbagliavo.


Ore 9 del mattino: c'è il corso di Storia Greca del prof. Lupi, un tipo puntualissimo come un orologio svizzero, e per arrivare a Santa Maria senza problemi è necessario che mi alzi presto.

Ma la schiena mi solletica, sembra voglia fare i capricci, ed è solo l'inizio.

Con un quarto d'ora di ritardo arrivo nell'aula già quasi tutta occupata, fra gli ultimi ad entrarvi.

Prendo posto e tiro fuori il quaderno, quello solito, uno per ogni materia come da tradizione ereditata da tredici duri anni di scuola, e inizio a scrivere appunti.

Due ore passate cosi, a scrivere come le poleis ebbero origine nell'VIII secolo a. C. e a parlare della colonizzazione del Mediterraneo...

Una roba pesante, insomma.


Mi alzo durante l'intervallo, ho la schiena a pezzi, firmo per la presenza e mi siedo nuovamente.

La ragazza che mi siede affianco mi chiede di farla entrare all'interno della fila. Mi alzo e un blocco di pietra è come se si fosse incatenato a me.

L'ora successiva scorre cosi, con il tempo che passa inesorabilmente lento (come se lo facesse apposta solo quando vuole lui, dato che in altri casi sembra volare) e con i miei pensieri improntati su un'unica linea di riflessione: la guarigione.


Porca puttana, cazzo: sono le uniche parole che riesco a pronunciare.

Ma è finita, la lezione intendo, ed io mi appresto a scendere le scale per raggiungere la Matiz (addio tanto sognata passeggiatina per le vie cittadine, alla prossima occasione) quando una macchina, forse una Renault di quelle a sette posti, con una "donna" ( lo metto tra virgolette perchè poi tu, unico lettore di questo blog capirai il perchè solo leggendo) alla guida decide di fermarsi prima delle strisce.

Io attraverso. Con lentezza. La schiena mi fa male, è un peso ingente. Io impazzisco di dolore. Ma lei mette la quinta, scatta quasi indispettita come se il dolore lo provasse lei, mandandomi a fanc***.

Non ci voleva molto a capirlo ma penso che quella "donna" (io l'ho chiamata str****) se ne sia o altamente fottuta o volontariamente non accorta, visto che era evidentissimo che stavo male...

Ebbene nei trecento metri che separavano la macchina dalla Facoltà mi sono fermato quattro cinque volte per il dolore senza che nessun passante si sia fatto avanti per aiutarmi almeno a portare lo zaino, nonostante fossi provato e avessi un dolore lancinante.

Cronaca di una società che si sgretola, come la mia schiena.
Cronaca di una società miope, che non vede il male altrui, che non aiuta il prossimo nei livelli minimi.
Cronaca descritta da un malato, io, non immaginario ma in fase di guarigione.

Cronaca di una società e di un malato, io, cronaca quindi di tutti noi che stiamo perdendo la capacità di saper guardare, oltre al nostro tornaconto, al bene altrui, fottutamente concentrati su una vita basata sulla routine fottutamente quotidiana...


E alla mia schiena proprio non piace ( lo ha scritto anche su Facebook e il mio culo ha commentato "Non ti lamentare sempre e pensa anche alle sventure altrui...")!.



4 commenti

Tags: blog
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